Breaking Minds: Liv’s Jewels

Secondo capitolo della rubrica quindicinale Breaking Minds firmata da Chiara C. Giuliani. Ogni volta una nuova storia di chi ha scelto di godersi full time la propria passione, perchè non può farne a meno.

Sabato mattina, sole sincero, passeggiatina da anziana e arrivo nel negozio dove lavora Livia, Rosso Ciliegia, una piccola entrata sulla destra in via San Giovanni in Laterano, dopo aver superato un bellissimo bar in stile liberty che non avevo mai visto prima.

Livia fa gioielli e ha una linea tutta sua LIV’S JEWELS, ha un banco insieme ad altre due ragazze che fanno decoupage, restaurano mobili e lavorano il cuoio. E’ un personaggio da conoscere: trentenne, sempre entusiasta, sorridente e molto romantica. Le ho fatto un paio di domande per scoprire com’è nata la sua passione e come fa una donna a lavorare i metalli!

Bench, courtesy Liv’s jewels

Fammi capire, ti sei svegliata una mattina e hai deciso di fare gioielli?

No… ma quasi. Studiavo ‘Economia del turismo’ all’Università, da 2 anni leggevo l’annuncio di un corso di oreficeria e ogni volta pensavo “che figo sarebbe…”. Il gioiello è una piccola opera d’arte, puoi portarlo sempre con te e dura nel tempo, è molto personale, un po’ come i tatuaggi, ma lo puoi cambiare quando ti pare. L’Università non mi esaltava, così mi sono trovata un lavoro pomeridiano e ho iniziato la scuola di oreficeria.

Ritratto, courtesy Liv’s Jewels

Ok, lanciata in quest’avventura, diciamo di pancia, come hai proseguito?

Il passo successivo è stato trovare delle tecniche che si confacessero meglio alla mia natura, perché “oreficeria” è molto generico, ci sono tantissime tecniche, è la punta di un iceberg. Ho studiato la tecnica a cera persa, poi incassatura e piano piano sono diventata brava. Per una donna all’inizio è un più complesso perché si ha a che fare comunque con dei metalli, bisogna ingegnarsi.

Hai fatto bottega con qualcuno dopo il corso? Come ti sei creata uno stile tutto tuo?

Per me Giuseppe Gallo, artista della scuola di San Lorenzo, è stato un po’ la spinta di tutto. Mi ha insegnato la progettualità, ma anche la sfida perché voleva determinati risultati e io non volevo arrendermi al “non lo so fare”, mi sono detta “ci provo” e quando ci riesci non ti ferma più nessuno!

Volcano Ring br 1, courtesy Liv’s Jewels

Poi ho incontrato Elena, in uno dei tanti mercatini artigianali di Roma, che mi ha proposto di andare in bottega da lei, ed ecco spiegato perché ci troviamo qui. Quando ho venduto il mio primo gioiello ho vinto la mia sfida. Per lo stile, beh, all’inizio provi a copiare perché pensi di non avere idee, quando diventi più padrone della materia ti senti più sicuro di poter creare forme nuove, completamente tue e non c’è nessuna strada da seguire, solamente tu puoi dettare le regole.

Domanda di rito: qual è la prossima sfida?

Io voglio continuare a fare questo, magari aprire una bottega tutta mia, insegnare, magari in un futuro mettere pure su famiglia. So che è un lusso riuscire a fare il lavoro che amo, quindi non mi fermo mai, mi pongo sempre nuovi traguardi. Spesso mi chiedo: come faccio a fare un bimbo se è tutto sulle mie spalle e non posso lasciare mai la bottega? Sicuramente lavorare all’interno di un gruppo di donne mi aiuta molto, ci spalleggiamo, ci capiamo e soprattutto facciamo squadra e ti assicuro che non è da poco in un Paese che non t’aiuta per niente. E nonostante tutto amo il mio lavoro, mi rende felice, quindi affronterò le nuove sfide che mi si prospettano con la stessa tenacia.

Dadi, courtesy Liv’s Jewels
credits Massimo Poropat
credits Massimo Poropat
credits Massimo Poropat
credits Massimo Poropat
Tombola, courtesy Liv’s Jewels
Volcano ring br, courtesy Liv’s Jewels
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Chiara C. Giuliani

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