Festival Of The Week: Digitalife 2016

Quanti di voi sono già stati alla settima edizione di Digitalife? Se ancora non lo avete fatto allora noi vi diamo qualche dritta su quello che potrete vedere da vicino nelle splendide location del Macro Testaccio – La Pelanda che ospitano il festival fino al prossimo 27 novembre.

Anche quest’anno gli organizzatori del Digitalife hanno avuto una brillante intuizione, anzi ben tre brillanti intuizioni, tre chicche per tutti gli appassionati di arti digitali come noi che in questa nuovissima edizione si troveranno di fronte alle fantastiche opere degli artisti chiamati a partecipare: Shiro Takatani, Christian Partos, Kurt Hentschläger e il collettivo None. Partiamo proprio dal collettivo romano None che ha portato al Digitalife un’opera molto interessante ovvero Deep Dream_Act II che prende il nome da algoritmo matematico, il quale cattura immagini e video dal database di ‘Google’ tramite associazioni visive che si sviluppano all’interno di un ipercubo nel quale l’essere umano è protagonista dello streaming dati che provengono dalla sua stessa ricerca. L’artista giapponese Shiro Takatani insieme allo svedese Christian Partos hanno realizzato 3D Water Matrix, ovvero un’opera d’arte liquida composta da 900 valvole magnetiche computerizzate che si trasformano in un movimento d’acqua suddiviso a sua volta in due sequenze di mezz’ora. Uno spettacolo straordinario. Kurt Hentschläger invece, artista austriaco ma che vive a Chicago, presenta al pubblico di Digitalife un’opera molto particolare ed estremamente interessante dal punto di vista emotivo poiché lo spettatore si trova al centro di uno spazio avvolto da una coltre di nebbia così imponente da offuscare i limiti spaziali del luogo nel quale si trova mentre luci pulsanti e strobo attraversano la nebbia dando allo spettatore l’illusione di una realtà inesistente.

Zee - Kurt Hentschläger
Zee – Kurt Hentschläger

Oltre alle opere sopra descritte i visitatori potranno deliziarsi con Understanding the Other, ovvero due spazi espositivi attrezzati con stazioni di proiezione di filmati nei quali verranno mostrati i 25 anni d’attività del laboratorio di Robotica Percettiva della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

None - DeepDream_Act II
Deep Dream_Act II – None

Noi abbiamo avuto il piacere e l’onore di scambiare due chiacchiere con Monique Veaute, Presidente della Fondazione Romaeuropa, con la quale abbiamo parlato di questa edizione di Digitalife e del futuro dei nuovi media. Buona lettura e buon festival!

Digitalife è giunta alla sua settima edizione, com’è cambiata la rassegna rispetto alla prima?

Sin dalla sua prima edizione, Digitalife non è stata semplicemente un’esposizione d’arte contemporanea ma un progetto più ampio sviluppato sull’idea di far incontrare innovazione tecnologica ed espressioni artistiche contemporanee. Essendo principalmente un progetto, Digitalife è cambiato allo stesso ritmo con il quale sono cambiati in questi anni gli strumenti di comunicazione e i media digitali. L’edizione di Digitalife di quest’anno si intitola Immersive Exhibit e vede alla curatela il ritorno di Richard Castelli (già con noi alla prima edizione). Effettivamente ci sono dei temi che ritornano: l’immersività, la fluidità la devirtualizzazione sono tre dei concetti chiave per approcciare le opere. Eppure rispetto alla prima edizione di Digitalife ci troviamo qui difronte ad opere di natura diversa. Non solo perché sono impostate come veri e propri spazi che invitano lo spettatore ad una fruzione immersiva e completamente sensoriale, ma anche perché offrono delle esperienze (talvolta estreme) capaci di ridefinire il reale attraverso l’immaginario tecnologico. Penso a come il collettivo italiano None reinventa lo spazio reale attraverso l’utilizzo dell’immaginario dei social network e di internet, ormai parte integrante delle nostre vite, o all’opera di Kurt Hentschlager che crea una esperienza psichedelica e lisergica in cui lo spettatore non percepisce più nemmeno le semplici coordinate spaziali e temporali.
Ad essere cambiati, in un continuo movimento di ampliamento delle connessioni e  delle reti territoriali che caratterizza Romaeuropa, sono anche i rapporti con la città e con le istituzioni. Dall’anno scorso RAI è partner istituzionale del festival e di Digitalife; quest’anno abbiamo costruito una partnership con Maker Faire data la comune attenzione, se pur in ambiti diversi, alla creatività digitale. L’attuale edizione di Digitalife ospita una sezione dedicataal Laboratorio PERCRO della Scuola Superiore di Sant’Anna che al suo venticinquesimo anniversario mostra alcuni risultati delle sue ricerche nell’ambito della realtà aumentata e della vita artificiale. Insieme all’Ambasciata Giapponese, sempre nell’ambito di Digitalife, portiamo a Roma, il 24 Novembre,  il Prof. Hiroshi Ishiguro, uno dei massimi esperti nell’ambito della robotica. Sarà a Roma con un automa costruito a sua immagine e somiglianza, dotato di muscoli facciali e in grado di sostenere una vera e propria conversazione. Non solo innovazioni stupefacenti ma anche veri e propri strumenti utili ad interrogarsi sull’umano sulla sua percezione del sé e sulle relazioni che istauriamo con gli altri. Le nostre antenne sono tese ad indagare i segni del futuro più prossimo non solo attraverso una folle immaginazione fantascientifica, ma anche attraverso la lettura della nostro quotidianità.

Come vede il futuro della new media art in Italia?

Se penso all’opera realizzata dal collettivo NONE mi sembra che nel panorama artistico italiani ci sia una  forte vivacità: si sperimentano nuovi linguaggi attraverso l’utilizzo di nuove e vecchie tecnologie, alterandone l’utilizzo e reinventandone i codici in maniera personale ed inedita per dare vita ad immagini ed immaginari personali . Penso anche a Quiet Ensemble, Apparati Effimeri, (artisti le cui opere sono state esposte nelle scorse edizioni di Digitalife) o Daniele Spanò (parte dello staff curatoriale delle scorse edizioni di Digital) parti di un insieme di artisti che spinge l’arte verso nuovi territori.
C’è, certamente, una grande urgenza di reti, spazi e occasioni all’interno delle quali presentare queste opere e avere la libertà di creare e sperimentare insieme agli spettatori; trasformare l’esperienza artistica anche in un momento di conoscenza ludico e percettivo. Per questo il Romaeuropa insiste con continuità su Digitalife e sulla sua capacità di ibridare arti e discipline e di essere una delle più importanti espressioni dell’anima e del carattere del festival.

 

3D Water Matrix
3D Water Matrix – ShiroTakatani e Christian Partos

 

 

 

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DeepDream_Act II – None

 

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deep dream II by None
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Eva Di Tullio

Eva Di Tullio

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