Ieri, oggi e design: la classe non è l’acqua

Se penso alle tendenze con le quali musica e moda si influenzavano fino a pochi anni fa mi appare uno scenario particolarmente eterogeneo e ricco: pantaloni a zampa di elefante e tessuti floreali, tipici del rock e dell’immaginario hippie, creste, ciocche colorate e borchie del punk, tinte nere e cerone sul viso del dark e ancora chiodo in pelle, chiome lunghissime e jeans a sigaretta del metal. La lista potrebbe essere molto lunga ed ogni menzione avrebbe suoi specifici ed inconfondibili caratteri di riferimento. Oggi non è più cosi: generi e sottogeneri sono spariti e con essi lo stile che li caratterizzava. I musicisti, e i loro emuli, tendono a vestirsi in maniera sempre più anonima, uniformati ad un solo cliche’ imposto più dalle grandi marche di abbigliamento che dai movimenti artistici e culturali. La diversità, insieme all’originalità, sono per pochi, per coloro i quali riescono, malgrado tutto, ad avere un proprio gusto e, rimanendo ad esso fedeli, finiscono per definire univocamente un proprio stile.

Analogamente nel design, abbiamo superato gli anni durante i quali, ogni progettista, cosi come ogni azienda, si presentavano con un “segno” perfettamente riconoscibile, vuoi per le forme che caratterizzavano la produzione, vuoi per l’uso di materiali e di innovative tecnologie di lavorazione. Guardando la caraffa “Mia” non si può non ritrovare in essa Mario Botta che l’ha disegnata, e Alessi, l’azienda che l’ha prodotta. Forme, materiali e colori: tutto rimanda inequivocabilmente all’architetto svizzero e alla storica azienda fondata nel lontano 1921.

Mia, Mario Botta per Alessi
Mia, Mario Botta per Alessi

Il colpo d’occhio, sicuramente, non vale con Balene, la caraffa autoprodotta da Dossofiorito, coppia di designer, con base a Verona, protagonisti dell’installazione per Airbnb durante la Design Week appena conclusasi. Sia inteso il loro prodotto mi piace molto: trovo arguta la capacità di aver “integrato” il piacere di un gesto archetipo in un oggetto le cui forme e funzionalità sono le medesime da sempre, cosi come trovo elegante e sapiente l’uso che Dossofiorito fa dei materiali di costruzione (la base di marmo che tanto ricorda la lampada Arco dei Castiglioni, prodotta da Flos).

balena2
Balena, Dossofiorito

Ciò detto quello su cui mi fermo a riflettere è proprio il “non-stile” che caratterizza Balene. Tra uno, due, dieci anni saremo capaci di associare immediatamente Balene a Dossofiorito? Sinceramente credo di no ed è un gran peccato.

La diversità priva di identità, la diversità tout-court, fine a se stessa, di quei designer che nei loro progetti non riescono a lasciare un chiaro segno distintivo è solo frutto dell’esasperazione produttiva e consumista dei nostri anni.

Milioni di prodotti, tutti uguali e tutti accomunati dalla medesima, spesso vana, presunzione di risultare nuovi. Senza avere stile.

(Michele)  PinterestFacebookTwitter

Share:
Michele Emme

Michele Emme

Lascia un commento