Ieri, oggi e design: quando il “gioco” non vale la candela

Torno a scrivere di lampade: per l’esattezza, ancora una volta di lampade da tavolo. Tizio, è il progetto firmato da Richard Sapper, prodotto e commercializzato da Artemide nel lontano 1972. Nonostante la sua età la lampada Tizio appare attualissima: realizzata in policarbonato, caratterizzata da forme minimali e geometriche e contraddistinta dal colore nero adatto a qualsiasi collocazione, dal tavolino di un salotto ad una scrivania di un ufficio. La testa e i bracci orientabili, grazie ad un sistema di contrappesi, rendono Tizio particolarmente pratica e funzionale.

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Tizio, Richard Sapper

La produzione di Sapper, designer tedesco ma da sempre attivo in Italia, è vastissima e numerosi sono i riconoscimenti e premi ricevuti, tra i quali si contano ben dieci Compassi d’Oro; nel 2014 ne arriva uno in più, questa volta alla carriera. Molti dei suoi lavori, tra i quali ricordiamo il televisore Doney e la radio Cubo per Brionvega (realizzati con Marco Zanuso) o la caffettiera 9090 per Alessi, sono esposti alla Triennale di Milano, al MoMa di New York e al Victoria and Albert Museum di Londra.

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Tizio, 1972

Il gioco non vale la candela è un’espressione idiomatica della lingua italiana. La locuzione è utilizzata quando si vuole esprimere la propria riluttanza a compiere un sacrificio che non farà ottenere un utile proporzionato. (da Wikipedia)

Oggi, e succede spesso, capita che quando non si ha molto da dire si progetta ugualmente: per risultar credibili e suscitare attenzione si punta quindi sulla simpatia o, peggio, sull’irriverenza, sull’esser divertenti, ironici e sul coinvolgimento attivo del consumatore (Ikea insegna in questo) meglio se in attività che rimandino all’immaginario del bambino nel quale tutto è gioco e scoperta.

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Giacolù, Delineo Design

Spero di sbagliarmi e che dietro Giacolù (sarà solo l’accento sulla “u” ma il nome mi ricorda tanto la lampada Dalù, di Vico Magistretti), lampada da tavolo ideata da Delineo Design e prodotta da Zava, ci siano altre idee e propositi. Il dubbio, leggendo sul sito dei progettisti, però mi resta: “la richiesta di una lampada versatile e capace di adattarsi a diversi tipi di ambienti ha trovato soluzione in un progetto basato sulla composizione di diversi elementi capaci di dar vita a lampade dalla connotazione sempre diversa: con Giacolù, il 50% del design è lasciato alla fantasia dell’utente finale che “giocando” potrà ottenere tanti modelli diversi. In questo modo, oltre a valorizzare la capacità tecnica dell’azienda, le abbiamo permesso di ampliare completamente il target di ricezione.”

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Giacolù, Delineo Design per Zava

Perchè dovremmo dar vita a lampade dalla connotazione sempre diversa? Per soddisfare l’irrefrenabile bisogno di cambiare continuamente? Il 50% del design è lasciato alla fantasia dell’utente finale (dando per scontato che ne abbia) che “giocando” potrà ottenere tanti modelli diversi: giocando a far cosa? Il designer?

Non mi convince. Il Design lasciamolo a chi lo sa fare.

(Michele)  PinterestFacebookTwitter

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Michele Emme

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