Quella sera in cui i Thegiornalisti ci invitarono nella loro cameretta MAINSTREAM

Roma, 9 maggio 2017, data trepidamente attesa per vederli dal vivo al Palalottomatica, per cercare di capire e poi poter scrivere su Cotton Mag del fenomeno Thegiornalisti.


Cotton non si occupa di musica indie o pop e tanto meno io scrivo di musica, insomma delle ottime premesse per questo articolo, ma che vi piaccia o no il fenomeno andava studiato e così mi sono lanciata in missione e mi sono infiltrata tra i vari “tommasoni”.
Timidamente vi racconto com’è andata.

Palalottomatica, sold-out di magliette rigorosamente tinta unita, camicie a quadri, per i nostalgici del “camp”, altissimi livelli di figa con vestitini a fiori svolazzanti, popolo di tatuati, barbe e baffetti curati, belli, ordinati, puliti e profumati: la tenerezza.

Esecuzione perfetta, tre ore di musica, il disco preciso con un paio d’incursioni alla “Amici” di Maria con coriandoli e ospiti: dj set di Calcutta (scusa zì, stavo in fila al bagno), Luca Carboni (c’era una volta), Elisa (bau), Fabri Fibra (grazie, almeno a un certo punto mi sono sentita come un toro a Pamplona) e vagonate di abbracci a buffo, l’affetto estremo, la gioia del gruppo, che “nun je pareva vero”, e vorrei vedere voi davanti a un sold-out del genere.Tenera la presenza di Tommaso sul palco, con i suoi pantaloni calatini, gli occhiali da sole «perché sennò a ogni canzone mi viene da piangere», tenero il cambio di outfit, prima total black e infine total white, il solo del chitarrista… e l’amore infinito dei fan che gli lanciano un disegnino, e che lui affettuosamente raccoglie sentenziando: Ah il mio ritratto… brutto.

Momenti topici: tanti, ma ve ne racconto 3.
Mare Balotelli, singolo stra-amato, una delle mie preferite tra l’altro, in cui proviamo a fare una ola a comando, ovviamente senza riuscirci, tentativo disagiato subito abbattuto di coordinamento ed entusiasmo.
– Parentesi sedie di paglia. A un certo punto in mezzo alla passerella i tecnici preparano 3 sedie in cerchio con seduta in paglia da osteria. Ho pensato, “oh, mo se magna” e invece momento acustico, intimo, potenzialmente bello, velatamente didascalico.
– Il Selfone di massa. All’insegna del “Padre Nostro che sei nei selfie” (cit. Tommaso Paradigma) a fine concerto i nostri “ragazzi” chiamano un selfie collettivo con fotocamera rivolta al palco… l’immagine parla da sè.

Insomma uno spettacolo studiatissimo, un live che sa di un grande The Truman Show, perfettamente in linea col contemporaneo, finalmente mainstream, tutti presenti-assenti dipendenti dal “post”, perché l’importante è far sapere che c’eri.

 

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Chiara C. Giuliani

Chiara C. Giuliani

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