Wall Of The Week: gli ultimissimi lavori di Fintan Magee

Dopo la sua partecipazione al FestiWall di Ragusa qualche mese fa che noi vi abbiamo documentato, questo sabato vi propongo non uno bensì gli ultimi tre bellissimi lavori dell’artista autraliano Fintan Magee, uno dei miei preferiti in assoluto che ho avuto il piacere di conoscere questa estate durante uno dei suoi interventi, “The Roadkill’, realizzato nel quartiere romano Torrevecchia in occasione della sua personale The Backwaters presso la galleria Varsi. Gustateveli con comodo.

“The Cycle, Portrait of a local farmer” è la prima delle tre chicche di oggi, la quale è stata realizzata a fine ottobre a Patchewollock in Australia dove l’artista si è cimentato con una grande opera sulla superficie di un silo il cui protagonista è, come dice il titolo, un contadino che stringe un ramo e osserva il suo futuro in lontananza sempre in bilico a causa della costante lotta alla siccità che attanaglia buona parte del paese. Il secondo lavoro è “The Plastic Tiger”, completato giusto qualche giorno fa a Bali, Indonesia, in collaborazione con il Tropica Festival ed è un omaggio al dipinto del pittore e poeta francese Jules Breton “Giovane paesana con zappa” (1882) che in quest’opera dell’artista australiano si trasforma in una turista che posa vicino ad una tigre di plastica che nella mente dell’osservatore dovrebbe richiamare il destino della tigre indonesiana in via d’estinzione. Un monito alla salvaguardia della flora e della fauna locale che dovrebbe andare oltre gli scopi commerciali e turistici legati all’isola. L’ultima opera che vi presento è quella che mi piace di più, “The Exile”, che Fintan Magee ha postato sul suo profilo facebook giusto qualche ora fa e si trova ad Amman, la capitale della Giordania, dove l’artista ha lavorato in collaborazione con aptART – Awareness & Prevention Through Art, un’organizzazione umanitaria che si occupa della promozione della consapevolezza e prevenzione dei problemi legati all’infanzia. Quest’opera composta sulla facciata di un palazzo dove hanno trovato dimora rifugiati prevalentemente palestinesi ha come protagonista una ragazzina siriana fuggita con i suoi tre fratelli, una dei 1.4 milioni di siriani che sono emigrati in Giordania a causa della guerra ancora in corso. La bambina viene rappresentata con gli occhi rivolti verso un futuro che ancora non riesce a contraddistinguere e con una mano si tiene i pantaloni come a volersi aggrappare a quel presente che il suo cuore e a sua mente tengono legati al suo passato che si esprime attraverso la sua stessa ombra. Un esilio che l’arte riesce ad esprimere meglio di ogni documento che i nostri posteri leggeranno sui loro libri di storia.

Anche in queste tre opere di cui vi parlo oggi Fintan Magee ha messo in campo tutta la sua sensibilità nell’affrontare questioni che riguardano strettamente il territorio entro il quale i suoi lavori vanno a collocarsi e lo ha fatto nel suo modo migliore di esprimersi, ovvero attraverso la realizzazione di grandi interventi che catturano lo sguardo di ogni passante non soltanto per la loro dimensione ma soprattutto per la loro bellezza che si esprime sia nelle forme che nei colori che l’artista australiano riesce a mescolare divinamente. Un moto perpetuo che lo rende straordinario e molto vicino agli occhi e al cuore dell’osservatore. Ecco perché è uno dei miei preferiti.

The Cycle, Portrait of a local farmer - Australia
The Cycle, Portrait of a local farmer – Australia
The Plastic Tiger - Bali
The Plastic Tiger – Bali
The Exile - Giordania
The Exile – Giordania
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Eva Di Tullio

Eva Di Tullio

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